Inutile cercare in Moretti lo sguardo del critico letterario, ma risulta ugualmente utile per disegnare i contorni di Panzini, come accade in questo Panzini chiama dalla strada («La Lettura» giugno 1939), importante per una serie di informazioni e in particolare perché mostra come l’immagine dello scrittore borghese che “si preoccupa della vita campestre come può occuparsene un padrone che vuol essere tranquillo sulle doti lavorative delle bestie da lavoro che possiede, sia di quelle quadrupedi, sia di quelle bipedi e che a veder un campo coltivato, pensa subito se il raccolto sarà quale spera” (Ferdinando Palazzi recensendo I giorni del sole e del grano su «L’Italia che scrive», giugno 1929, che sarà ripreso da Gramsci nei Quaderni del carcere, aggiungendovi “come lo spirito del Panzini sia piuttosto quello del negriero che non quello di un disinteressato e candido georgico”), sia totalmente smentita da chi, come Moretti, ha avuto con lo scrittore bellariese una familiarità sincera e una conoscenza davvero ravvicinata.



