Panzini tra le “spire serpentine della satira” di Augusto Camerini

Ovvero: il cambio di passo, decisamente più graffiante, nel disegno caricaturale sull’accademico romagnolo: quattro “vignette” su «L’Italia Letteraria».

di Claudio Monti

Augusto Camerini (1894 – 1972) – fratello del più noto, dietro alla macchina da presa, Mario – pittore, illustratore (anche con la sigla Cam e Flammen) e regista, ha firmato ben sette film tra gli anni Venti e i primi anni Trenta del Novecento, è stato sceneggiatore e soggettista, ad esempio de La bella mugnaia, diretto da Mario Camerini, prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, e interpreti principali Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Paolo Stoppa

Poche righe si trovano su di lui nell’enciclopedia online Wikipedia, ma il personaggio meriterebbe ben altro. Viene di solito associato al settimanale satirico «Il becco giallo», a «Il Travaso delle Idee», «Cantachiaro», «Marc’Aurelio» (dove diverranno celebri le sue caustiche vignette su Petrolini approdato al teatro di prosa con Il medico per forza di Molière) e al “quartino” ideato da Italo Fasan all’interno del quotidiano «Paese Sera» sul quale si cimentarono anche Vighi, Dipas, Attalo, Danilo.

A volte si trova citata qualche altra testata: «Numero» e anche «Noi & il Mondo», che fu la rivista mensile de La Tribuna (Cam disegna anche su questo quotidiano) e che nel gennaio 1921 pubblicò una magnifica serie di autocaricature delle più note firme in circolazione, e tra queste anche quella di CameriniMa mancano quasi sempre dall’elenco l’anticlericale e antidemocristiano «Don Basilio», il cui sottotitolo era “settimanale satirico contro le parrocchie di ogni colore”, «Serenissimo» e «Due soldi», «Fuorisacco», «Liscio e Busso», più vari periodici illustrati. Non si fece mancare nemmeno alcune riviste straniere: la francese «Rire», la tedesca «Ur-Abendblatt» e le inglesi «The Survey» e «Graphic» ospitarono i suoi disegni corrosivi, come ricordò il quotidiano «L’Unità» alla morte di Camerini e come già negli anni Trenta aveva elencato il Chi è? dell’editore Formiggini. Quella di Camerini sarà sempre più una satira dall’intonazione politica, sia interna che internazionale, con alcune “perle” disseminate qua e là: quando nell’ottobre del 1926 Mussolini tenne il famoso discorso all’Accademia di belle arti di Perugia (“bisogna creare l’arte nuova dei nostri tempi, l’arte fascista”), Camerini disegnò sulla «Tribuna», appena fusa con «L’idea nazionale», un Benedetto Croce intento a trattenere i suoi libri sollevati e sbattuti dal vento di quel sermone.

Non vanno poi dimenticate le illustrazioni a vari volumi e la raccolta 200 disegni politici (Il Paese 1949).

Silvio d’Amico visto da Camerini, «Noi & il Mondo» (1921).

Ma per scoprire le “spire serpentine della satira” (conio Panzini alla voce “La pudica d’altrui sposa, a te cara”Dizionario Moderno 1905: “stupendo verso del Parini (Il Giorno) nella cui ricercata e voluta contorsione si svolgono le spire serpentine della satira”) di Camerini che avvolsero l’accademico d’Italia, occorre aprire un altro giornale, L’Italia Letteraria, rivista di peso tra il 1929 e il 1936 (raccolse l’eredità de La Fiera Letteraria), vivace crogiolo di intelligenze, di critica e umorismo tagliente. Vi collaborò anche Panzini, insieme a Corrado Alvaro, Libero De Libero, Giuseppe Ungaretti, Arnaldo Bocelli, Tommaso Landolfi, Giacomo Debenedetti, Alfredo Gargiulo (che proprio su questo foglio scriverà anche due articoli particolarmente ficcanti su Alfredo Panzini, poi raccolti nella sua, ancora utilissima, Letteratura italiana del Novecento), Emilio Cecchi e altri. È qui che Camerini, nel corso del 1930, sfoga la sua verve caricaturale contro Panzini.

La prima della serie compare su «L’Italia Letteraria» del 6 aprile 1930, al tempo diretta da due nomi bene in vista: Giovanni Battista Angioletti e Curzio Malaparte. Sotto al titolo “Il paradiso di Panzini”, prendeva spunto dall’uscita de La penultima moda, come si legge sotto a quello che la rivista definisce “fotomontaggio di Camerini, con illustrazioni ricavate dal volume edito da Cremonese, Roma”, ed aveva – come quelle che seguiranno – un formato “gigante” perché occupava circa cinque colonne delle sette che formavano il layout del giornale.

La seconda, giugno 1930, è dedicata a un’altra notizia di cronaca: “È a tutti indistintamente vietato di fregiarsi del titolo di Premiati dell’Accademia d’Italia. Dai giornali: relazione Formichi”. E un Panzini in versione rubiconda dama di San Vincenzo, allungava due monete di elemosina dicendo: “Spero bene, buon uomo, che non vi fregerete del titolo di premiato dell’Accademia”. Come già altri vignettisti, anche Camerini gioca con piacere sul titolo di accademico che ben si presta ad essere sfruttato dalla satira.

E infatti è anche il caso del terzo disegno, “gli Immortali in vacanza”, dove la bandierina “Bellaria” (buen retiro estivo dell’accademico Panzini) è issata sulla “feluca barchetta” e la didascalia recita: “Partenze per i Campi Elisi”. Tra i “colpiti” anche Pirandello (nel 1930 aveva iniziato le riprese a Hollywood del film tratto dalla sua opera teatrale Come tu mi vuoi). Mentre l’accademico che soffia sulla vela “Capri” potrebbe essere Filippo Tommaso Marinetti.

La quarta, “Sulla spiaggia di Bellaria”, descrive un Panzini che scruta con particolare interesse alcune bellezze distese al sole e commenta: “Dopo la Vita di Cavour voglio scrivere quella di Gambetta…”.

Con Camerini la satira su Panzini registra un cambio di passo: diventa molto più graffiante rispetto agli esempi di Onorato, Vellani Marchi e Amerigo Bartoli, e può essere affiancata a quella di Girus, ovvero Giuseppe Russo (1888 – 1960), che sul Travaso delle idee, sempre nel 1930, infilzò lo scrittore: da che pulpito accusa la letteratura moderna di elefantiasi?

Bibliografia

1) Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori e incisori italiani moderni (1800-1900), 1: A-L, Grafitalia 1945; ed. completamente rifatta e ampliata da Luigi Pelandi e Luigi Servolini, Leonilde M. Patuzzi 1962, 1: A-C, 1962; 1: Aa-Cam, SIES c1982.

2) Chi è? Dizionario biografico degli italiani d’oggi, Formiggini 1936.

3) Enrico Gianeri (Gec), Storia della caricatura, Omnia 1959.

4) È morto il disegnatore satirico Augusto Camerini, «L’Unità», 20 dicembre 1972, p. 6.

5) Ansa, È morto Augusto Camerini disegnatore del “Travaso”, «La Stampa», 20 dicembre 1972, p. 7.

6) Oreste Del Buono, Poco da ridere. Storia privata della satira politica dall’«Asino» a «Linus», De Donato 1976.

7) Adolfo Chiesa, La satira politica in Italia, Laterza 1990.

8) Ugo Casiraghi, Camerini, a lezione di cinema, «L’Unità», 20 ottobre 1991, p. 20.

9) Michele Anselmi, La rivincita di Camerini, «L’Unità», 13 agosto 1992, p. 21.

10) Roberto Poppi, Dizionario del cinema italiano. I registi dal 1930 ai nostri giorni, Gremese 2002.

11) Mauro Forno, La stampa del ventennio. Strutture e trasformazioni nello stato totalitario, Rubbettino 2005.

12) Franco Bergamasco, L’Italia della caricatura. La grande storia del caricaturismo in Italia (e dintorni), Whitelight 2008.

13) Matite appuntite. Giornali satirici per disegnare l’Italia, a cura di Renata Giannella e Daniela Middioni, Rubbettino 2013.

14) Vanessa Righettoni, Le vignette antisemite sulla “Gazzetta del Popolo”: 1938-1939, «L’uomo nero», XII, 11/12, Mimesis 2015, pp. 321-339.

15) Le maschere della realtà. Satira e caricatura nell’Italia contemporanea, a cura di Lorenzo Benadusi, Enrico Serventi Longhi, Viella 2022.

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