| PANZINI
BELLARIESE |
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“12 Giugno 1915, Bellaria. Rivedo il mare, rivedo la gente, avvilita: «La fema!» La fame! Ma no, la fame! C’è il mare coi pesciolini, i campi con le spighe, tanti lumachini, tante erbucce, erbacce da cuocerne caldai: le piante crescono dì e notte. Che il protocollo borghese, che era pure il vostro, o nemici dei borghesi, è stato infranto dalla guerra! L’affermazione dell’inno socialista «o pugnando si morrà », era del tutto verbale. Gli odiati signori bagnanti non verranno questa estate, le barchette da pesca non possono pescare la notte. Sono avviliti. Povera, buona gente! La mattina del 24 maggio sono stati costretti ad una rivoluzione psicologica improvvisa. Prima del 24 maggio, non era prudente parlare di guerra. Chi ne parlava soltanto era «interventista.» Si erano recati coi loro capi socialisti e cattolici, coi loro asinelli, al capoluogo di Rimini; avevano protestato in piazza che non volevano la guerra; avevano avuto la assicurazione che i loro desideri sarebbero stati trasmessi al Governo. Tornarono alle loro case contenti. Poi venne il colpo Giolitti: la Madonna per i cattolici; l’Avanti! per i socialisti aveva fatto la grazia. Ma il 24 maggio, all’alba, le navi nemiche spuntarono sul mare idillico, vennero le cannonate e le bombe. Fuoco, vampa di fuoco, poi buum! Poi i morti. Bisognò mutare opinione. - I richiamati - dice con sdegno e dolore un vecchio abbonato dell’Avanti! - adesso vanno via come le pecore. - Vi sono tanti che vanno volontari! - dico io. - Avranno i loro interessi - risponde lui.” |
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