PANZINI BELLARIESE




 




“Lungo la spiaggia del mare - magnifica strada lavorata dalle onde - è la passeggiata vespertina,assai lieta e pittoresca, specie nell'ora in cui approdano i battelli della pesca, dalle vele rance, ornate di segni strani e infantili; fatti per il riconoscimento: ma quella sera, a cagione del forte vento, non c'era alcuno su la spiaggia, e i bragozzi e le tartane avevano cercato rifugio nei piccoli porti vicini. .
Però davanti a me camminavano, vincendo la forza del vento avverso, due giovanette. lo ne conobbi subito una: era un’adolescente, quindicenne a pena, figlia di onestissima e timorata famiglia, piccoli possidentucci di provincia. Le gonnelline corte erano ancora del suo corredo; e la madre e il padre, in quell’estate e per la prima volta, ma con grandissimi riguardi, l'avevano condotta alle semplici festicciuole di ballo su la spiaggia.
Sono feste assai alla buona: anzi un tempo si ballava sotto un tendone, fatto come quello delle giostre; poi ci fu un imprenditore che pensò di costruire un capannone di muratura.
Ballonzoli per bambini; anzi è curioso osservare certe testoline ricciute di maschietti che dondolano tutti i loro ricci, agitano con gran pena le gambe nei minuscoli calzoncini per voglia di ben ballare; ma il tempo di musica non lo trovano; pestano e girano come i pigiatori in un tino, e cosi girando, finiscono col trovarsi in un angolo, in fra un crocchio, o vanno a dar del capo nel muro; allora, dopo essere stati alquanto attoniti, o riprendono il loro ballo o scoppian in pianto; ma le bambine della stessa età intuiscono il tempo musicale con una sorprendente prestezza: la nave, varata, nell'acqua galleggia; l'uccello, staccato dal nido, vola; la donna, buttata nel ballo, danza subito a ritmo.
Quando le mamme conducono a letto i piccini, quel ballonzolo serale serve per i grandi: un buon violino e un contrabbasso alternano polche e valzer: quello geme, questo fa zum zum ogni tanto: i grilli tacciono, ma per tutta la landa marina si diffonde il suono, e molti cuori fa palpitare. Le servette poi non chiudono occhio e forse per ciò avviene che aprano la finestra a chi fa assedio regolare. Qualche notte poi, finito il ballonzolo alcuni giovani accordano mandolini e chitarre e vanno facendo la serenata che si prolunga - si breve è la notte e si luminosa è l'aurora - sino a diventar mattinata.
Oh, mattinate di Bellaria, delizia delle serve e delle padrone! Vanno per le dune i sonatori e fanno giorno, suonando. Quante volte fui desto da quella voce che si staccava nella chiara notte: un mandolino che batteva il suo ritmo d'argento, un flauto, un contrabbasso, una chitarra fors'anche. Spesso ho distinto i sonatori: erano vagheggini, e buontemponi del luogo, i quali, se vissuti in altra età, avrebbero lasciato ricordo del loro nome, come giullari e uomini di corte. Questa gente insulsa e gaia come pur faceva palpitare la grande severa notte! Adergersi le piante, sostare le stelle, rabbrividire le rame pareano! Non essi i sonatori, ma un'ondata di vento misterioso pareva accostare e allontanare quei suoni, nel modo stesso che un proiettore può allontanare o accostare una luce. Poco io amo, meno comprendo la musica; eppure in una notte quei suoni mi destarono: ripetevano un motivo popolare di altri tempi; suoni precipitosi, a scrosci, grandinar di suoni cui si alternava un piccolo lamento - sì bene ricordo - un dolce lamento che lo intonava il flauto, e dopo scrosciavano ancora mandolino e chitarra. Sentii allora lagrime antiche che distillavano di dentro, come fossero state di piombo liquefatto: « Ahi, giovinezza che ti allontani: giovinezza che non sei più!».
Ma per le servette, ma per le padroncine manifestamente è altra cosa; e voi siete sempre belle e novelle, o mattinate di Bellaria; e voi, vagheggini e giullari, vi apprestate anche quest'anno a ben mattinare.”
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