PANZINI BELLARIESE









“Quando fu piena la notte, giunsero al mio orecchio il respiro del mare e il respiro dei bambini, dormienti nella stanza vicina. La notte era azzurra, rotta qua e là da splendori d’oro: le capanne dei pescatori che si ridestano. Le stelle trapuntavano il cielo come un confuso ricamo: il mare le riflettea con un moto invisibile, onde in me ricorse quella illusione che riappare talvolta in chi è infermo per estenuazione della mente, ovvero in chi ha il cervello ebro di passione come in quella mattina a Lama Mocogno, quando vidi le piramidi nere dei monti elevarsi verso la stella di Venere: forse è un germe lasciatoci dall’anima primitiva del genere umano: «Non sarebbe improbabile che Dio esistesse»”.
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