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Enzo Biagi: Ricordo la casa di Alfredo Panzini: Ascoltando gli scrittori Leggo che a Massenzio, ogni sera, una folla di romani va ad ascoltare degli scrittori che leggono, a gente di un paese che pratica scarsamente questo esercizio, pezzi delle loro opere e mi stupisce e mi rallegra questa testimonianza di interesse. Sono dell’idea da sempre che gli scrittori è meglio conoscerli stampati che di persona, per questioni caratteriali. Ho passato una giornata con Faulkner, non era tanto espansivo, e alla domanda di un critico: "Che cosa le occorre per scrivere?", rispose: "Un po’ di pace e una cassa di whisky". Non parlò di ispirazione, non frequentava la società letteraria, quando ricevette il Nobel la più contenta fu la figlia perché lo accompagnò nel viaggio in Europa. Ricordo la casa di Alfredo Panzini, in Romagna: sul soffitto aveva fatto scrivere parecchie volte la parola: ´stracce´. Voleva dire che quei muri erano stati costruiti da tante pagine, penna e calamaio, e storie e ricordi, molti pezzi di vita. Con Sciascia, andando in giro per Milano c´era il tempo, tra una frase e l´altra del dialogo, di andare a prendere un caffè. Quando andai a trovarlo a Racalmuto, la signora, memore della mia patria bolognese, mi aveva fatto le tagliatelle. E voglio ricordare un grande giornalista, quello che scoprì e descrisse la vera morte del bandito Giuliano, Tommaso Besozzi, di cui Hemingway dopo avergli fatto tradurre un articolo, disse: "È più bravo di me". Era semplice, generoso e infelice: ero malato e in cura, e a un processo a Perugia voleva che al mattino stessi a letto. Gli appunti sulle sedute me li prendeva lui. È bello avere certi ricordi, e conosciuto e voluto bene a certe persone. Mi mancano. Enzo Biagi da http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/207460 |
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