| GLI
SCRITTORI |
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Pier Paolo Pasolini Quanto Panzini fosse impopolare tra le file della sinistra italiana, c’è lo testimonia Pier Paolo Pasolini (1922-1975) in uno scontro a distanza con un suo lettore di “Vie Nuove” . La disputa ha origine da una lettera di un anonimo (chiamato da Pasolini “dannunziano in pantofole”) che contesta gli aspri giudizi di Pasolini, e di gran parte della critica militante italiana, su Gabriele D’Annunzio, a suo avviso, un modello stilistico insuperabile. Il lettore invita quindi Pasolini a raffinare il suo rozzo bagaglio linguistico leggendosi, tra gli altri, proprio Alfredo Panzini. Pasolini risponde piccato che tale tipo di considerazioni esprime bene la mentalità piccolo-borghese che costituì la base culturale sulla quale si affermò il fascismo, infatti “la cultura italiana della prima metà del Novecento è una ben misera cosa: è un sottoprodotto provinciale della cultura post-romantica e decadente. Su questo Gramsci ha scritto delle pagine dal valore assoluto.” “Quanto a Baldini, a Panzini, Brocchi, Gotta, Monelli e Ansaldo, sono nomi che io le consiglio di scrivere sulla sua lapide”. |
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