Alfredo Panzini

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...Così io – come colui che fuma sigarette – ho scritto tante novelle, e romanzi, e storia, e schede che quasi me ne vergogno.
Avrei molto amato scrivere romanzi di pura avventura, e diciamo “romanzi gialli”; ma bisogna esserci nati, e questo genere di fantasia non è da tutti. Io fui trascinato da
altre fantasie e mi sono guadagnato, nei giudizi più benigni, il titolo di “moralista” e alcuni hanno aggiunto, di “benevolo pessimista”.
Se anche così fosse, non l’ho fatto apposta. Ed è per questo che sono molto riconoscente a quel giovane ungherese che riconosce nei miei scritti una “schietta umanità”.
Potrei anche dire che ho cominciato col tradurre Teocrito e ho finito col tradurre Esiodo, due poeti molto antichi che hanno cantato la terra. Ho pensato alla favola di Anteo, figlio della Terra, che riacquistava forza soltanto quando veniva a contatto della gran Madre, e ciò valga anche per quelli che volano.

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