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Progetto per l’allestimento museale della parte interna di casa Panzini, (1°fase)
con un’installazione espositiva temporanea per l’evento inaugurale.

Data la peculiarità del progetto di restauro e riqualificazione della Casa Rossa che prevede non solo l’edificio centrale ma il completo recupero di tutta l’area dedicata alla villa, si è ritenuto interessante diluire in più appuntamenti l’apertura al fine di creare attorno all’oggetto parco/casa/museo un polo di interesse dinamico, per disvelare e valorizzare efficacemente questo luogo particolare della riviera Adriatica, scelto da Alfredo Panzini agli inizi del ‘900 e rimasto fortunatamente incolume dall’onda edificatrice degli anni ’60. L’apertura a più riprese è frutto dell’idea di laboratorio o fucina, di contenitore fluido, di luogo mentale oltre che museo permanente. Questa modalità, congiunta alla questione concettuale, permette inoltre di ovviare all’inconveniente dei tempi di realizzazione, frazionando peraltro le spese in un arco temporale più esteso. Prassi adottata per avviare i lavori senza alterarne la qualità.
Ogni inaugurazione sarà accompagnata da un tema ideato in collaborazione con il prof. Marco A. Bazzocchi; gli argomenti trattati possono essere molteplici: Panzini e i suoi contemporanei, Panzini antesignano cicloturista, “l’umorismo” del Dizionario Moderno, Clelia pittrice, ecc… integrando ad ogni appuntamento le nuove strutture per il museo con date da destinarsi.
Per quanto riguarda questa prima apertura della Casa Rossa con l’accezione di museo/fucina, nell’intento di soffermarsi sull’idea di cantiere o di officina, sia per suggerire l’immagine di luogo in divenire, sia come laboratorio amanuense e artigiano degli scritti di Panzini, si è preferito concedere visibilità alla parte più propriamente scenografica, senza dimenticare ovviamente l’elemento scientifico, illustrando inoltre l’ideazione del progetto e le sue potenzialità con tavole informative e disegni. In questa prima fase del progetto, a proposito del restauro del patrimonio panziniano, ossia i cimeli, i mobili e i quadri, si è ritenuto opportuno scegliere solamente alcuni pezzi di pregio o significativi al fine della loro funzione nella casa/museo in modo da favorire l’allestimento dedicato alle strutture e alla parte informativa. Inoltre fra i beni più preziosi annessi alla villa è il parco, ben visibile dalla terrazza e dalle finestre ha l’aspetto di un bosco inselvatichito dalla vegetazione cresciuta in modo “disordinato”, quindi, in attesa del suo pieno ripristino e per rimarcarne l’importanza, l’inaugurazione della casa del accoglie una foresta antologica , 12 libri giganti corredati da una congerie di imbuti “per la canalizzazione degli appunti”. Libri che avendo trovato terreno fertile sono cresciuti a dismisura, alimentati direttamente dalle esperienze catturate per mezzo di canali di raccolta. Il bosco di libri nel parco della Casa Rossa diviene, più che in ogni altro luogo, poetico e significativo, viatico per future prolifiche fioriture.
Claudio Ballestracci


Le teche/lanterna

Realizzazione ed esposizione del prototipo della teca/lanterna per piccoli oggetti. La teca che accoglie oggetti di piccole dimensioni (occhiali, penne, calamaio, portasigari oppure lettere, ecc.) ricorda vagamente una lanterna che, oltre ha suggerire significati simbolici, evoca palesemente il titolo di uno dei libri più celebri di Alfredo Panzini, la lanterna di Diogene.
Le teche, di forma cilindrica nella parte trasparente e conica alle due estremità, sono costruite in metallo e materiale plastico dipinte dello stesso colore della stanza a cui sono destinate in modo da integrarle più efficacemente nel disegno degli interni. Le lanterne portano sulla loro estremità, come effige, una piuma stilizzata, la penna, simbolo classico della scrittura amanuense, consuetudine peraltro frequentemente adottata dallo scrittore Panzini. Inoltre la piuma, nel suo particolare disegno, si fonde con i decori delle pareti che propongono costantemente elementi naturali di flora e fauna. Come vere lanterne, le teche contengono una luce propria, che occorre per illuminare l’oggetto ospitato, permettendo così un facile posizionamento nello spazio. La lanterna oltre a valorizzare l’oggetto contenuto contribuisce in modo efficace a caratterizzare lo stile della casa/museo immersa nel suo prezioso bosco: lanterna che illumina, casa dei lumi, il lume della conoscenza.


I mobili
Restauro dei mobili in funzione della destinazione d’uso delle stanze espositive. Tornando alla particolarità del progetto/museo si è ritenuto interessante utilizzare i mobili come segno della funzione delle stanze e non come arredo, individuando pochi ma essenziali pezzi per il restauro. Questa modalità permette di lasciare più spazio alla parte scientifica per l’esposizione dei manoscritti originali e facsimili, del carteggio e dei volumi in prima edizione ritenuti di gran lunga più interessanti. Inoltre, a parte l’integrazione di pochissimi elementi importanti, con l’adozione di questa modalità si cercherà di nascondere il meno possibile pareti e decori favorendo tra l’altro una facile fruizione delle stanze. Per esempio il letto matrimoniale con la stampa su lenzuola di un manoscritto originale dello scrittore, oltre che caratterizzare la camera da letto, diviene elemento descrittivo e scenografico senza oltraggiare la sua specifica funzione ed il restauro. Inoltre le lenzuola stampate potranno, in un secondo momento, assieme alle federe e ad una adeguata confezione, diventare un oggetto vendibile come veicolo promozionale del museo.

Progetti futuri:

Le teche informative
Assieme alle lanterne porta oggetti, con medesimo disegno ma differente funzione e dimensioni, a caratterizzare la Casa Rossa sono le teche informative. All’interno è alloggiato un piccolo monitor al plasma e altoparlante per le informazioni di carattere storico/scientifico del museo. I contributi informativi, per la versatilità del mezzo multimediale, possono essere molteplici: videografici, fotografici con elaborati audio, a scorrimento del testo, ecc. Questa particolare modalità di fruizione delle informazioni rende il museo di Alfredo Panzini versatile, dinamico e sicuramente suggestivo per le nuove generazioni.

La scrivania
Così come le lanterne assumono significati simbolici, la scrivania diventa strumento, macchina da lavoro dello scrittore da cui si dipanano numerosi i fogli vergati. Lo studio di Panzini è occupato dall’anima di una scrivania più grande che contiene l’originale; è il pensiero, la parola che sovrasta la caducità della vita, è il simbolo della letteratura. La scrivania di carte è costituita da centinaia di pagine volanti in forma di banderuola, di fazzoletto, di libro aperto, ricordando qualcosa di avvezzo all’aria, abituato al vento, forse a un maestrale. Sono pagine che prendono il volo dai cassetti della scrivania e formano l’unica scrivania tangibile e leggibile: l’opera dello scrittore.
La grande scrivania stilizzata abitata dalla scrivania originale di Alfredo Panzini è costituita da una serie di canne in metallo leggero o plexiglass che ne disegnano lo scheletro, sulle quali sono montate, una sull’altra, numerose piccole pagine trasparenti allacciate a mezzo di cardini, o anelli alle aste. Ogni banderuola apribile ospita i manoscritti, oppure le foto o altri documenti facilmente sostituibili a seconda del tema affrontato volta per volta nel museo.

L’archivio interattivo sonoro o scrigno poetico
Per l’esposizione pratica dei documenti cartacei (i manoscritti da cui i libri) un archivio a cassetti con scorrimento verticale disegna in un parallelepipedo trasparente, la stratificazione dei documenti e la sovrapposizione della grafia in un gioco di linee tremolanti. Scrigno poetico, trasparente e consultabile, unico vero tesoro della casa di uno scrittore. Ogni cassetto contiene gli scritti di un determinato periodo storico che una volta estratto innesca un brano musicale appartenuto a quegli anni.

Il bagno
Stanza da bagno per esposizione elementi letterari panziniani che hanno riferimenti con l’acqua, l’igiene, i costumi del tempo. Stampa su tenda che avvolge la vasca + copie facsimile di documenti. Riferimenti al libro “la penultima moda”.

 
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